Obiettivo Green

Obiettivo Green

un racconto di fantascienza di Gioia Cassinadri

Da molti anni, in un laboratorio segreto dell’università di Boston, si stavano conducendo delle ricerche e degli esperimenti su un argomento trascurato da tutti i cittadini della Terra. Il terzo pianeta del sistema solare e l’unico su cui è presente la vita. L’unico pianeta che, però, era stato curato non adeguatamente dagli esseri che vi dominavano.

Un’ equipe di scienziati, infatti, stava progettando una macchina-robot capace di ripulire l’atmosfera dalle particelle inquinanti.

Nel frattempo, la vita sulla Terra era sempre la stessa. Macchine che giravano ad ogni ora, industrie che producevano in continuazione sostanze di scarto, persone che lavoravano e persone che trascorrevano la vita serenamente come se tutto fosse normale.

Un giorno, però, la vita dei cittadini di Boston sarebbe stata cambiata.

La sera del 13 novembre 2025, accadde un fatto davvero inatteso.

Nel famoso laboratorio “segreto” in cui era presente il nuovo robot, chiamato Robot 5.3, che avrebbe migliorato l’atmosfera terrestre, una provetta di acido cloridrico si rovesciò sul circuito elettronico della CPU (Central Processing Unit) del robot. Quel fatto avrebbe poi causato in seguito un gravissimo danno.

Il giorno seguente, su tutte le televisioni e telegiornali girarono voci della comparsa di una creatura estremamente strana e pericolosa.

Fatti inquietanti erano accaduti, infatti, nella sera stessa.

Ci furono fabbriche bruciate e automobili distrutte. Uniche tracce ritrovate erano dei profondi solchi sul terreno e colpi sferrati con forza sulle superfici delle auto.

La polizia aveva detto che non era stato di sicuro un uomo o più precisamente non si trattava di un essere umano, ma di un essere molto più grande dell’uomo per poter provocare quegli enormi solchi.

Intanto nel laboratorio segreto di Boston, James uno degli scienziati-tecnici che stava lavorando sul Robot 5.3, si accorse che quest’ultimo era scomparso. L’ansia dei cittadini, nel mentre cominciava a diramarsi in tutta la città e gli eventi iniziarono a precipitare. La polizia stava impazzendo, non trovava nessuna traccia che potesse essere utile alla ricerca, finché, il sabato di quella settimana cruciale, scoprirono finalmente l’identità del “fantasma” della città.

L’intero gruppo di agenti si trovò, infatti, all’improvviso, di fronte ad un enorme robot che aveva la faccia quadrata e al posto della bocca c’era un piccolo tubo che succhiava. Era costituito principalmente di acciaio ed era tre volte più grande dell’uomo. Quel mostro era proprio il Robot 5.3!

Avendo saputo subito della notizia, James andò dalla polizia a raccontare tutto quello che sapeva sul robot e che potesse essere utile.

Così anche l’equipe di scienziati di Boston dovette collaborare con la polizia per la risoluzione del problema. Era, però, una missione impossibile! Il robot-mostro ogni giorno aumentava di dimensioni e diventava sempre più potente. L’unica cosa che tutti avevano capito, era il suo obiettivo, che era la distruzione di tutte le fabbriche e autoveicoli. Nessuno comprendeva il perché, tranne Lola.

Quest’ultima era l’aiutante di James. Una sera lo chiamò per parlargli in privato nel laboratorio.

“James, secondo te, perché il nostro robot, progettato da noi stessi, vuole far del male alla città di Boston?” domandò Lola. Il suo compagno rispose: “Non saprei. L’unica cosa che so, a parte quale sia il suo obiettivo, è che c’è stato un incidente qui, esattamente la sera prima della sua comparsa.”

“Precisamente! Il nostro Robot 5.3 è come se ce l’avesse con tutte le cose che producono delle sostanze di scarto o più propriamente, il CO2. Casualmente noi lo stavamo proprio progettando per questo obiettivo, ossia ridurre il CO2 nell’aria!” esclamò con fermezza la giovane ragazza.

Lola, inoltre, raccontò a James della sua ipotesi. Secondo lei, il mostro-robot stava distruggendo, infatti, le principali cause dell’inquinamento e più gli uomini continuavano a inquinare, più il robot diventava potente e invulnerabile. Alla fine della discussione, quindi, i due scienziati decisero di avvisare tutti i cittadini riguardo alla notizia scoperta.

Nella città di Boston, così, molte persone cominciarono ad andare in bici al lavoro; le industrie cercarono di produrre meno scarti possibili e la gente cominciò a non sprecare l’energia. Tutti in pratica si stavano impegnando.

In poche settimane il robot-mostro piano piano diminuiva di dimensione, ma soprattutto di potenza fino al giorno 10 dicembre. Il famoso giorno in cui gli scienziati, con l’aiuto di alcuni tecnici, riuscirono a disattivare il server presente nel circuito del Robot 5.3. e a farlo ritornare com’era prima.

L’equipe di scienziati continuò nei giorni seguenti con il perfezionamento del robot, cercando di prestare assai attenzione alle varie fasi, per poi riuscire ad arrivare in futuro a realizzare una macchina robot in grado di diminuire e controllare nel tempo l’inquinamento atmosferico sulla Terra.

Intanto durante il giorno 25 dicembre 2025, il sindaco di Boston annunciò sulle TV una cosa del tutto inaspettata:

Cari cittadini,

sono consapevole di tutti questi giorni impegnativi e difficili per tutti noi, ma vi volevo dire la verità.

Tutta questa faccenda era una finzione, creata completamente da tecnici informatici, esperti di effetti cinematografici, da me personalmente ingaggiati. Perché ho voluto fare questa cosa?

Perché la mia intenzione era che tutti noi ci fermassimo un istante e riflettessimo sul mondo di oggi.

Sta a voi capire quale sia stata la lezione di quest’esperienza.

Spero che sia stata utile e vi auguro

un felice Buon Natale!!!


 

Frafra

Frafra

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