Una missione quasi impossibile

Una missione quasi impossibile

un racconto di fantascienza di Arianna Artoni

Anno 2099. Il lancio della nave 333 stava per avvenire. Il comandante Sheldon non aveva avuto scrupoli a mandare due giovani ragazzi inesperti nello spazio. Liam si era appena laureato alla facoltà di supporti intergalattici ma non sapeva ancora come sopravvivere là fuori, nel mondo degli astri e delle creature inumane. Jo, l’altro arruolato per questa missione, non sapeva nemmeno cosa fosse una navicella spaziale. Era stato semplicemente reclutato perché era talmente forte da sollevare dieci persone.

Una volta saliti su quell’aggeggio di ferro e di materiali impossibili da pronunciare, non si tornava più indietro. I ragazzi erano molto fieri di essere stati scelti, nessun altro c’era a bordo. I due ragazzi, al momento del lancio, erano felici come non mai e salutavano la folla dimenando le braccia in tutte le direzioni. Erano così entusiasti da non accorgersi che le persone intorno a loro non stavano sventagliando i loro fazzoletti in segno di augurio per il viaggio, ma lo utilizzavano per asciugarsi le lacrime. Tutti sapevano che non avrebbero resistito a lungo, la navicella era stata progettata come mezzo di prova. Era la prima del suo genere e i due aspiranti astronauti non sapevano che c’era l’89% di possibile morte. Si sarebbero potuti schiantare contro un meteorite e le pareti non avrebbero retto, se fossero andati troppo vicino al Sole si sarebbero ustionati vivi e l’acciaio si sarebbe fuso o, viceversa, se troppo lontani si sarebbero congelati. Era necessario che qualcuno comandasse la nave dall’interno, perché non era possibile controllarla dalla Terra.                

In sostanza, qualcuno doveva morire. Quei ragazzi senza famiglia e senza futuro erano i predestinati. Almeno sarebbero morti con onore.

La nave era partita alle 18:04 del pomeriggio, il 12 febbraio 2099.   “Ehi, pronto?” la stridula voce di Liam aveva risvegliato i pensieri di Jo. Non si era degnato di rispondere, non gli interessava avere rapporti con qualcun altro. Si bastava da solo. Per Liam era l’esatto opposto, non ce la faceva a stare zitto due minuti. Sempre ansioso di non piacere, di essere in qualche modo sbagliato e diverso da tutti. Nel non sentire risposta alla sua domanda si era infatti racchiuso in sè stesso, chiudendo leggermente gli occhi e ripensando a ciò che aveva fatto di male quel giorno. Pensando e pensando si era addormentato, lasciando la nave e il suo equipaggio in balia degli eventi. Jo non era in grado di pilotare ma non voleva dimostrarsi debole e infantile nel chiedere aiuto. Così stava mandando i due giovani in rotta di collisione contro un asteroide rosso fiammante contenente il liquido glaechiano, causante morte a chiunque lo toccasse.

A cinque minuti di distanza dall’impatto con l’asteroide, Jo prese il coraggio a due mani e svegliò Liam dai suoi pensieri. Con voce gutturale gli spiegò cosa era successo e gli indicò il puntino rosso che via via che si avvicinava diventava sempre più grande.                         

“Non ci resta che andarci incontro e sperare che non ci uccida!” Quella decisione era la più sbagliata che potesse prendere Liam, avrebbe potuto cambiare strada ma non era abituato a ragionare a sangue freddo e quindi stava per condurre l’equipaggio a una morte istantanea. Il comando dalla Terra non rispondeva anche perché non c’era praticamente nessuno ad aiutarli, tutti si erano recati a una pausa caffè di minimo tre ore.                                   

Al momento dello schianto accadde però una cosa inaspettata. Le pareti non si sciolsero e nessuno sentì niente, solo il motore si era bruciato e, completamente inutilizzabile, li stava mandando dritti dritti verso la Terra. Il loro volo non era durato neanche due ore piene, secondo il calcolo di Liam si stavano dirigendo in Italia, proprio nel centro di palazzo Venezia.

“Prepararsi all’impatto!” esclamò Liam per la seconda volta.                           Quando atterrarono si sentì un boato enorme, molti pezzi si staccarono dalla centrale di controllo della navicella…                               

Una volta certi di non essere soggetti ad esplosioni improvvise, i due giovani uscirono dalla capsula e si ritrovarono in mezzo a una folla immensa di persone, tutte mute e meravigliate.                                  “SALVE!!!” urlò immediatamente Liam, felice che tutta quella gente fosse lì per lui. “AVETE SENTITO ALLA TELEVISIONE CHE SIAMO APPENA STATI LANCIATI DALLA CENTRALE DI CONTROLLO DI MOSCA!!”                                                                                                                     

La folla non si muoveva e sembrava non capire cosa stesse dicendo il ragazzo, anche se parlava un italiano eccellente.                         

Fece un passo avanti ma inciampò in un cadavere, la faccia gli era familiare anche se non si ricordava dove l’aveva vista, forse una pagina di storia o in un testo biografico. Ma come era possibile?       

“HA UCCISO IL GRANDE E POTENTE DUCE!” una guardia gli saltò addosso e lo stese per terra. La folla intanto era impazzita, i bambini e le donne urlavano scappando verso casa mentre gli uomini prendevano posto alle armi. Senza pensarci un attimo Jo corse da Liam e mise al tappeto la guardia, afferrò Liam per un braccio e se lo caricò come un sacco di patate sulla schiena. Corse, corse a perdifiato fino a trovare una casetta abbandonata in campagna.                                                                                                     

“Quello chi era?” era la prima volta che Jo appariva veramente preoccupato.                                                                                                            

Liam, in compenso, era pietrificato. Come se fosse in trance, i suoi occhi riflettevano la faccia del morto.                                               

Jo arrabbiato gli scosse le spalle ma l’unica cosa che ottenne fu il vomito di Liam sui piedi.     

  

“Chi sei?” una giovane donna entrò e con fare minaccioso puntò l’arma che teneva in braccio contro la fronte di Jo.                                          

Jo non conosceva bene quella lingua ma cercò di ricordare quello che gli avevano insegnato al corso di formazione per astronauti.          

“IO BUONO. CHI E’ UOMO IN PIAZZA?”                                                                “Mussolini.”                                                                                                          

In quel momento i nervi di Jo si sciolsero e cadde per terra svenuto. Erano nel passato. La Seconda Guerra Mondiale.                          

Erano passate parecchie ore quando i due giovani si svegliarono. La ragazza era ancora davanti a loro e li aveva legati con una fune attorno a una seggiola. Fortunatamente Liam spiegò alla giovane la situazione e lei, stranamente, ci credette.                                                

Li aiutò perfino a curarsi e li diede del cibo, quel poco che circolava in casa sua. Li fece uscire e li diede perfino delle uniformi militari in modo da confondersi tra gli altri. Quando tornarono alla navicella aggiustarono le pareti con del materiale trovato in giro e sostituirono il motore con uno delle macchine locali, apportando naturalmente le giuste modifiche. Non li disturbò nessuno, tutte le guardie sembravano sparite.                                “Ascolta Anita” così si chiamava la donna. “Questa guerra distruggerà il tuo Paese e l’intero mondo, cerca di fare qualcosa almeno per la tua città.”                                                                                        

“Lo farò, ve lo prometto.”                                                                                    Dopo essersi scambiati gli ultimi cordiali saluti, i due giovani ritornarono nello spazio e con il liquido raccolto riuscirono a ritornare nella loro epoca. Era stata una questione di totale fortuna, sarebbe bastata una goccia in più o una goccia in meno sul motore e non sarebbero mai più tornati a casa.                                      

Tutto era successo in fretta, al momento dell’atterraggio nella loro epoca non era passato neanche un giorno intero. Erano bastate quattro ore. I giovani furono acclamati ovunque, ma nessuno credette al loro viaggio nel tempo. La prova della loro esperienza era però arrivata: l’Italia era diventata il paese più ricco del mondo. Quella giovane donna aveva veramente fermato i fascisti e protetto il suo paese dalla rovina. Grazie a lei le donne delle generazioni future avevano avuto una voce, che ha permesso loro di avere numerosi vantaggi, in ogni ambito.                                      Ancora oggi, nel 2099, le donne sono rispettate ovunque e hanno sicuramente maggiore rispetto e incutono più timore rispetto agli uomini mascolini e possenti.                                                                              

Le donne possono fare tutto, basta avere il coraggio di farsi sentire e mostrarsi per quello che sono.

 

                                                                             


Frafra

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