Alla scoperta della città sommersa

Alla scoperta della città sommersa

un racconto d’avventura di Irene Carrattieri

Era una giornata d’estate che Irene passava al mare con la sua famiglia come ogni anno.

Le piaceva molto andare al mare e spingersi anche fin dove non toccava, fare immersioni e cercare oggetti nascosti sul fondale marino.

Ma quell’estate non era venuta solo con la sua famiglia perché insieme a lei c’era anche la sua migliore amica Letizia. Letizia ha la stessa età di Irene (11 anni), non è tanto alta, è magra, con i capelli corti, ricci e castani. È molto divertente e sveglia ma anche intuitiva e positiva.

Le giornate passavano normalmente, finchè…

-Vado a fare una nuotata!- esclamò Irene una mattina.

-Va bene però non allontanarti troppo, mi raccomando!- rispose sua madre quando Irene ormai si era già allontanata.

Dopo qualche minuto Irene si trovava già lontana dalla riva circondata solo da una enorme distesa d’acqua.

Passò ancora qualche minuto quando Irene inciampò in qualcosa che si trovava sott’acqua. Immerse anche la testa per vedere di cosa si trattava e quando lo vide rimase molto stupita… sotto ai suoi piedi c’era una piccola porticina appoggiata al fondale che era proprio delle sue dimensioni!

Irene tornò subito alla spiaggia per raccontare che cosa aveva visto ai suoi genitori e alla sua amica ma nessuno, a parte Letizia, credette alle sue parole:

-Ire sei sicura di aver visto una porticina?- le chiese Letizia incuriosita.

-Sì ne sono sicurissima!- rispose lei.

-E hai provato ad aprirla?

-No ero troppo sorpresa…

-Ma ti ricordi dove l’hai vista?

-Sì perché?

-Perché se quello che dici è vero, dobbiamo assolutamente tornarci!

– Sì hai ragione!

E così Irene e Letizia andarono a cercare la porta misteriosa e una volta trovata la aprirono e rimasero senza parole: sotto ai loro piedi c’era una specie di botola che portava a un tunnel sotterraneo.

-Dici che dovremmo entrare?- chiese Letizia.

-Beh a questo punto direi proprio di sì…-disse Irene- ma sai qual è la cosa che mi sorprende di più?

– cosa?

-l’acqua non sta entrando nel tunnel è come se fosse protetto, quindi riusciremo a respirare anche senza i boccali!

E così le due ragazze entrarono in quel buio tunnel curiose di sapere cosa ci fosse alla sua fine.

A differenza di come si aspettavano il tunnel era molto lungo e ci volle un bel po’ per attraversarlo tutto ma quando arrivarono alla fine la sorpresa fu immensa. Dall’altro lato del tunnel c’era una vera e propria città sotterranea piena di case, strade e palazzi decorati tutti da colorati coralli.

Irene e Letizia entusiaste da quella scoperta iniziarono però a pensare:

-Leti ti rendi conto di quello che abbiamo appena scoperto?

-Sì ma stavo pensando che i tuoi genitori si staranno preoccupando…

-Hai ragione sarebbe meglio tornare un’altra volta ma…dov’è finito il tunnel da cui siamo passate prima?

-è sparito! E ora come facciamo a tornare a casa?

-Secondo me l’unico modo è chiedere a qualcuno qui in giro.

-Ok ma stiamo attente…

Gli uomini della città sotterranea erano un po’ diversi dagli uomini che vivono in superficie, non avendo la luce del sole erano pallidi come mozzarelle, avevano tutti i capelli neri e non ci vedevano molto bene.

Irene andò un po’ intimorita a cercare uno di quegli umani e appena ne trovò uno li chiese gentilmente:

-Salve signore io e la mia amica veniamo dalla superficie e siamo passate da un tunnel che ora è sparito…per caso lei sa come si esce di qui?

L’uomo fece un sospiro e rispose:

-Tutti noi un tempo vivevamo sulla superficie ma una maga ogni volta che qualcuno entra fa sparire il tunnel e lo costringe a passare qui il resto della sua vita. C’è un unico modo per andarsene ma nessuno è mai riuscito a farcela e dubito che ce la farete voi…

-Noi vogliamo saperlo! Faremo qualsiasi cosa per uscire da qui!

-Beh se proprio ci tenete…per uscire bisogna rubare dal palazzo della maga una gemma molto preziosa che è così potente che lo è anche più della maga e con quella sareste in grado di uscire.

-Beh dobbiamo almeno provare, non voglio passare qui il resto della mia vita!- disse Irene.

Proveremo a creare un diversivo e a intrufolarci nel palazzo della maga, poi appena presa la gemma libereremo tutti gli abitanti della città sotterranea.

E così il piano iniziò:

-Per prima cosa dobbiamo scegliere chi farà da esca…- disse Irene

-Lo farò io- disse Letizia.

– Sicura di volerlo fare?

-Certo ma tu devi promettermi di stare attenta.

-Certo, che il piano abbia inizio.

Dopo che Irene disse questa frase, Letizia, iniziò ad andare nel palazzo della maga. Il palazzo era enorme e si trovava al centro della città, non si capiva di che colore fosse perché la luce era pochissima ma era comunque una struttura molto imponente.

Una volta entrata la ragazza cercò la maga e, una volta trovata, iniziò a distrarla.

Intanto Irene si era intrufolata nel palazzo alla ricerca della gemma che però non riusciva a trovare da nessuna parte.

La maga intanto iniziava a insospettirsi e così mise in galera Letizia che, spaventata, iniziò a urlare.

Sentendo le urla di Letizia, Irene decise di andarla a cercarla e, imbattendosi nella maga, si rese conto che la gemma che stava cercando si trovava nella corona che portava sulla testa.

Intanto la maga iniziò a dire:

-Tu devi essere una sua amica… finirai anche tu in cella se è così!

Intanto Irene per salvarsi iniziò a chiedere alla maga:

-Potente maga, perché fai questo alle persone che sono qui?

E’ una lunga storia- disse la maga come fosse presa da un attacco di nostalgia- in realtà molto tempo fa un’altra maga mi ha portata qui e, come voi, non riuscivo ad uscire nemmeno con i miei poteri, da quel giorno ho iniziato a vendicarmi incastrando qui altre persone diventando così la loro regina…

-E’ una storia molto triste- disse Irene- ma non è giusto che delle persone innocenti finiscano qui per il tuo rancore.

-Hai ragione… ma come posso rimediare?

-Beh, ci potresti dare la gemma magica che porti sulla corona?

-Sì certo, eccola.- disse mentre porgeva la gemma a Irene.

Così Irene liberò Letizia, tutti gli abitanti della città, e persino la maga e tutti riuscirono a tornare in superficie felici e liberi.


 

Frafra

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