Il nonno Pietro Vittorio racconta un Silvio D’Arzo inedito

Il nonno Pietro Vittorio racconta un Silvio D’Arzo inedito

di Matteo Fava

Ho scoperto per caso che mio nonno ha avuto in gioventù come professore lo scrittore Silvio D’Arzo e così ho deciso di intervistarlo per scoprire qualcosa sulla sua esperienza di allievo.

In quale scuola Silvio D’Arzo ti insegnava?

Il professor  D’Arzo mi insegnava quando frequentavo l’Istituto Tecnico per ragionieri e geometri “Angelo Scaruffi” di Reggio Emilia e più precisamente negli anni 1946/47 e 1947/48.

Che tipo di insegnante era ?

Era un insegnante straordinario e molto piacevole da ascoltare. Infatti quando si presentava in classe e doveva illustrare un nuovo autore, iniziava a camminare avanti e indietro fra i nostri banchi e parlava per molto tempo senza mai fermarsi un attimo e noi eravamo tutti attenti e incantati ad ascoltarlo. Inoltre faceva spesso dei collegamenti fra un autore ed un altro e ti invogliava sempre ad approfondire lo studio.

Come era vestito in classe?

Nonostante il periodo storico non fosse dei migliori, visto che era il dopo guerra, si presentava in classe sempre vestito molto elegante con giacca e cravatta.

Come svolgeva la lezione in classe?

Interrogava e spiegava la sua materia in maniera molto approfondita ma la sua lezione poteva articolarsi anche in modo diverso. Infatti lui era preparato su molti argomenti e nelle sue ore di lezione, intavolava discussioni su vari argomenti coinvolgendo tutta la classe.

Era un professore moderno per quei tempi…

Quanti compiti assegnava per casa?

A casa dovevamo studiare vari scrittori o poeti mentre in classe ci faceva scrivere e dovevamo svolgere dei temi..

Che ricordo hai di lui?

Ho un bellissimo ricordo di lui non solo come insegnante ma anche come persona.

In particolare gli sono riconoscente perché grazie a lui ho imparato a conoscere e apprezzare molti scrittori e soprattutto a farmi appassionare alla buona lettura.

Era anche una persona molto sensibile che ha sempre cercato di nascondere la propria identità, ecco perché ha sempre scritto i suoi libri con pseudonimi. E’ conosciuto come Silvio D’Arzo ma il suo vero nome è Ezio Comparoni. Soffriva e si vergognava del fatto che non aveva un padre; infatti sui documenti c’era scritto, figlio di N.N.

Hai qualche aneddoto da raccontare?

Siccome a lui piaceva conversare e anche scherzare, ricordo che un giorno entrò in classe facendo una proposta:” sapete che soffro spesso di raffreddori e vorrei stare meglio; chi di voi trova un modo, una cura o altro da farmelo passare, lo promuovo subito!!!” Ovviamente tutta la classe ha incominciato a pensare e a proporgli qualsiasi rimedio, pur di farsi promuovere immediatamente!

Frafra

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