Fausto Coppi, ottant’anni fa la sua prima maglia rosa

Fausto Coppi, ottant’anni fa la sua prima maglia rosa

di Arianna Adelfio

Ma per noi bambini di 10 anni chi era Fausto Coppi? Fausto Coppi è uno tra i più conosciuti ed apprezzati ciclisti italiani. Soprannominato “Il campionissimo” o “L’airone” è considerato uno dei più grandi e popolari atleti di tutti i tempi. Tutto ebbe inizio quando a 13 anni cominciò a lavorare come garzone in una salumeria a Novi Ligure. Qui il giovane Coppi effettuava consegne in bicicletta e con i soldi suoi e di uno zio potè comprare una Maino da 520 lire. Con questa bici cominciò a partecipare alle prime corse non ufficiali. Nel 1940 Coppi corse il suo primo Giro d’Italia a nemmeno 21 anni. Era il più giovane al via ed era in squadra insieme a Gino Bartali, un campione già affermato che in quel giro non fu fortunato perché lo vinse lo sconosciuto Coppi facendosi trovare pronto ed ancora oggi è il più giovane vincitore del giro. Nacque così una grande rivalità tra due campioni Coppi e Bartali, quest’ultimo era più vecchio di cinque anni. Ma il 20 giugno 1940 il giorno dopo la fine di quel giro, Benito Mussolini annunciò l’entrata in guerra dell’Italia e dal 1941 al 1945 non ci sarebbe stato nessun Giro d’Italia. Coppi fu mandato a combattere in Tunisia finendo prigioniero degli inglesi. Mentre Bartali non si ferma, e nel periodo più buio e tragico della guerra, l’atleta usa i suoi allenamenti per permettere la fuga dall’Italia a più di 800 ebrei, nascondendo documenti nel manubrio, nella canna e nel sellino della sua bici macinando 350 km al giorno tra Assisi e Firenze. Ad essere a conoscenza delle sue azioni, solo il figlio Andrea, perché “Il bene si fa ma non si dice”. Al suo ritorno in Italia Coppi riprese gli allenamenti. La Bianchi di Coppi e la Legnano di Bartali in una delle prime gare, dopo la guerra, Milano -Sanremo 1946. Coppi stravinse arrivando con 25 minuti di vantaggio su Bartali. Da quella prima Milano-Sanremo, il ragazzino che aveva vinto l’ultimo giro iniziò a diventare il campione che avrebbe vinto nel 1953 il mondiale su strada a Lugano. Uno dei suoi massaggiatori racconta che in quegli anni, quando il ciclismo era più popolare del calcio, “Coppi contava più del Presidente della Repubblica, e forse anche più del Papa”. Coppi sperimentò tantissimo, innovò, forse inventò un nuovo modo di allenarsi e alimentarsi. Lavorò tanto e bene sul perfezionamento della posizione in bicicletta, nella scelta dei materiali. Lui portò una certa scientificità nell’approccio al ciclismo e allo sport; rappresentò un’avanguardia e niente di fondamentale è stato inventato dopo Coppi. Prima di Coppi c’era poca tattica in gara. Lui invece capì, anche perchè aveva la necessità di staccare un osso duro come Bartali. Il suo successo non è stato solo bravura ma avere fortuna di incontrare le persone giuste. Si confrontò spesso con Bartali a sfidarsi, un confronto tra due atleti. Coppi più elegante, Bartali più resistente e Coppi timido e taciturno; Bartali più estroverso.
Io penso che il sacrificio e la passione siano armi vincenti forse più delle qualità stesse che una persona possa avere; bisogna solo perseverare nell’affrontare i momenti duri che tutti noi abbiamo. Buona pedalata a tutti!

Frafra

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