Sos inquinamento marino, tutti devono collaborare

Sos inquinamento marino, tutti devono collaborare

di Leonardo Simonelli

Da quando sono piccolo, ogni anno, vado in una piccola località di mare, Marina di Pietrasanta, in Versilia.
Puntualmente mi accorgo che negli anni la situazione dell’inquinamento marino è peggiorata.

La fonte principale dei rifiuti in mare sono gli oggetti di plastica, come bottigliette, cannucce e tanti altri. Senza dimenticare altri fattori che mettono a rischio mari e oceani, come per esempio le perdite di petrolio.
Un esempio molto famoso è quello della petroliera “Deepway Orizont”.
Esso fu un massiccio riversamento di petrolio nelle acque del Golfo Del Messico, che inquinò un’area di ben
centosettantaseimila chilometri quadrati, ovvero il diametro di circa metà dell’Italia.
Seppur l’incidente avvenne nell’estate 2010, una gran parte di quel petrolio si trova ancora in quelle acque,
e probabilmente ci rimarrà ancora per molti anni.
Per intenderci, si stima che se andiamo avanti di questo passo, entro il 2050 in mare ci sarà più plastica che
pesci.
Quando però la plastica si decompone, si trasforma nel pericolo più grande per animali e anche esseri
umani, perché si trasforma in un piccolissimo “killer” chiamato “microplastica”. I pesci la ingeriscono e noi,
di conseguenza, ce la ritroviamo sulle nostre tavole.
La microplastica, inoltre, causa la morte di molte specie, tra cui tartarughe, balene, delfini che la ingoiano e
spesso rimangono uccise.
Un altro “assassino” di cui però si parla poco, sono le reti di pesca abbandonate, che rappresentano più
della metà del diametro delle isole di plastica, mediamente.
Sempre restando sul tema delle isole di plastica, nel pacifico, si trova la più grande isola di plastica del
mondo, grande ben tre volte la Francia, formata circa per il 70% di plastica.
Io penso che, come suggerisce il pittore Andy Warrol, “avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma
d’arte che si possa desiderare”; e che poter continuare, o in molti casi, ritornare a fare il bagno in un’acqua
pulita e non piena di plastica e spazzatura varia, sia veramente una cosa per cui valga la pena di impegnarsi
e fare anche qualche sacrificio.


Prendete 1 minuto e pensate a questa cosa: -“voglio davvero che il mare continui ad essere una discarica a
cielo aperto come in foto, oppure posso fare, anche nel mio piccolo. qualcosa per salvare il nostro amato
mare?”
Probabilmente è meglio sforzarsi un po’, ma per una causa molto importante.

Il mare, oltre ad essere uno dei posti migliori per passare le vacanze,  è anche il più grande ecosistema del nostro pianeta. Comprende la rete alimentare che lega fra loro gli organismi viventi che lo abitano e gli elementi non viventi come la luce del sole, la temperatura e la quantità di sale nell’acqua. Ci offre cibo, è la base del ciclo dell’acqua; quindi senza di esso non esisterebbe la pioggia e ci sarebbe continua siccità, di conseguenza, le piante non crescerebbero e noi non avremmo più ossigeno.

Cambiare rotta ed evitare gravi conseguenze per il nostro mondo è difficile, ma non impossibile, perciò proverò ad elencarvi alcuni buoni modi e semplici regole per salvare il nostro mare:

Organizzare la pulizia di spiagge o di parchi, la maggior parte dei rifiuti sparsi in giro va a finire in mare.

Effettua correttamente la raccolta differenziata.

Quando ti si rompe qualcosa, prima di buttarla, pensa se può avere altri utilizzi o se può essere riusata, esistono centinaia di tutorial su come riutilizzare qualsiasi cosa su youtube.

Usa le borracce al posto delle bottiglie d’acqua ed evita di usare le cannucce, sono tra le principali fonti di plastica esistenti.

Cerca di indurre più persone possibili a fare queste azioni: amici, parenti o, se vuoi pensare più in grande, anche sui social. Sono già molte le persone che lo fanno.

Inoltre un recente studio dell’Università degli Studi di Cagliari, ha rivelato che le squame, la testa, le interiora, la “pelle” dei pesci, diventano, una microplastica biodegradabile e non dannosa, che si scioglie in acqua.

Questa potrebbe essere una grande scoperta per trovare qualcosa con qui sostituire la plastica dannosa per il pianeta, aiutare le aziende ittiche costrette a sostenere costi rilevanti per lo smaltimento dei loro rifiuti e anche per avvolgere rifiuti o alimenti secchi.

Questi sono piccoli ma utili gesti che, se tutti ci impegnassimo a compiere, aiuterebbero il pianeta ad essere un posto decisamente migliore.

Frafra

Frafra